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Come diventare caposala in ospedale: studi e possibilità

Se il tuo sogno è diventare infermiere, un master in area medico-sanitaria può farti acquisire le capacità di leadership e gestione necessarie per avere successo in un ruolo manageriale.

Il ruolo di caposala, o coordinatore infermieristico, incarna il collegamento tra necessità organizzative, esigenze clinico-assistenziali e obiettivi aziendali. Prevede molte responsabilità e prevede anche competenze trasversali, come le capacità di coordinamento e gestione di un team.

Ma diventare caposala non è un’impresa impossibile. Ecco come riuscirci con questa piccola guida.

Quali sono i ruoli di un caposala?

Un caposala ricopre essenzialmente una posizione dirigenziale, svolgendo compiti di supervisione. È responsabile della direzione, organizzazione e pianificazione strategica dell’unità infermieristica all’interno di un ospedale o altra struttura sanitaria.

Questo dirigente è anche tenuto a valutare gli standard e definire gli obiettivi dell’assistenza infermieristica dell’azienda o struttura in cui opera. Oltre a supervisionare le operazioni dell’unità infermieristica, i caposala forniscono la leadership e la supervisione ai loro dipendenti diretti, inclusi i dirigenti infermieristici e il personale infermieristico.

Tra le altre responsabilità, le persone che rivestono questo ruolo sono tenute a:

  • pianificare il budget e reclutare il personale;
  • garantire che l’assistenza infermieristica soddisfi gli standard normativi;
  • rivedere e approvare le politiche e le procedure infermieristiche;
  • valutare le prestazioni del personale infermieristico;
  • collaborare con il personale infermieristico, la direzione superiore e le aziende esterne nel coordinamento della cura del paziente;
  • formare il personale infermieristico e coordinare i programmi educativi per i pazienti e le loro famiglie;
  • assicurarsi che i servizi medici di assistenza infermieristica soddisfino le esigenze dei pazienti;
  • implementare controlli qualitativi;
  • sviluppare nuovi programmi di assistenza ai pazienti.

Superfluo specificare che questo lavoro prevede uno stipendio più alto e responsabilità altrettanto grandi.

Qual sono le capacità richieste a un caposala?

Lavorare come caposala prevede, oltre alle competenze acquisibili durante la formazione e l’esperienza sul campo, anche alcune capacità innate.

Un approccio compassionevole è senz’altro alla base di qualsiasi professione infermieristica, ma ad un caposala sono richieste anche capacità di coordinamento e gestione. Chi ricopre questo ruolo deve essere in grado di facilitare e fornire un’assistenza infermieristica di qualità, gestendo al contempo lo staff.

Altro requisito sono le capacità analitiche, che permettono di inquadrare e comprendere rapidamente una situazione. Sebbene questa abilità sia una dote naturale per alcune persone, può essere comunque coltivata con l’esperienza. In un caposala, questa capacità può prevenire il verificarsi di emergenze in uno scenario di cura del paziente. Un caposala con forti capacità analitiche saprà a quale infermiere affidare un paziente e come gestire le famiglie dei degenti, i medici e le loro richieste e come ridimensionare le situazioni critiche prima che sfuggano al controllo.

Le capacità di negoziazione sono necessarie per gestire efficacemente eventuali conflitti che possono sorgere riguardo ai programmi di cura del paziente, o anche conflitti personali che possono verificarsi tra il personale. Differenze di vedute, scarsa collaborazione, comportamento non etico e non conformità vengono prima affrontate dal caposala che, in caso di mancato accordo, rimanda le problematiche alla direzione delle risorse umane dell’ospedale.

Eccellenti capacità interpersonali devono essere in parte intrinseche, in parte coltivate e sviluppate con cura durante l’esperienza infermieristica. È uno sforzo per garantire che i membri del personale infermieristico rimangano calmi, concentrati e lavorino come un gruppo cooperativo.

Ne consegue che le capacità di multitasking siano di vitale importanza per un caposala dovendo
supervisionare i trattamenti dei pazienti, i progressi, inoltrare le segnalazioni ai medici, supervisionare gli infermieri, gestire gli orari del personale e così via.

Quale percorso intraprendere per diventare caposala?

Per intraprendere la professione di coordinatore infermieristico è necessario partecipare ad un concorso pubblico (al quale si accede per titoli ed esami) se si vuole ricoprire una posizione nel Servizio Sanitario Nazionale, oppure un concorso interno nel caso di strutture private.

Ad ogni modo, è necessario essere in possesso del titolo di AFD (abilitato alle funzioni direttive) e aver maturato un’esperienza di almeno due anni come infermiere professionale. Nei concorsi si ottengono punteggi migliori con una laurea triennale o specialistica e con un master di specializzazione. Nei settori privati, ad esempio nelle cliniche e negli ospedali privati invece non bisogna fare un concorso pubblico, ma la scelta avviene in base al curriculum dei vari candidati.

Molti enti ed ospedali richiedono anche un Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie, come quello attivato da Unicusano. Questo Master, della durata di un anno, ti permette di studiare dove e quando vuoi, acquisendo tutte le competenze necessarie per riuscire a diventare un coordinatore infermieristico e intraprendere questa professione.

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Quante “intelligenze” abbiamo? La teoria dell’intelligenza multipla

Quando si parla di intelligenza, si pensa quasi sempre al test del QI.

L’intelligenza è spesso definita come il nostro potenziale intellettuale; qualcosa con cui siamo nati, qualcosa che può essere misurato e una capacità che è difficile da cambiare.

Negli ultimi anni, tuttavia, gli studi psicologici hanno fatto emergere altre concezioni dell’intelligenza. Una di queste è la teoria delle intelligenze multiple proposta dallo psicologo di Harvard Howard Gardner.

Cosa afferma la teoria delle intelligenze multiple?

La teoria delle intelligenze multiple sfida l’idea di un unico QI, definendola estremamente limitante. Nel 1983, Howard Gardner ha ampliato questa definizione postulando l’esistenza di più tipi di intelligenza umana, ognuno dei quali rappresenta modi diversi di elaborare le informazioni.

Sulla base di questa teoria, Gardner ha delineato otto diversi tipi di intelligenza, al fine di catturare l’intera gamma di abilità e talenti che le persone possiedono. Per Gardner, le persone non hanno solo una capacità intellettuale, ma hanno molti tipi di intelligenza, comprese le intelligenze musicali, interpersonali, spaziale-visive e linguistiche.

La teoria di Gardner è stata criticata sia da psicologi che da educatori. Questi critici sostengono che la definizione di intelligenza sviluppata dal professore di Harvard sia troppo ampia e che le sue otto diverse “intelligenze” rappresentano semplicemente talenti, tratti della personalità e abilità.

Nonostante ciò, la teoria delle intelligenze multiple gode di una notevole popolarità tra gli educatori. Molti insegnanti includono più tipi di intelligenze nei loro metodi di insegnamento e lavorano per integrare la teoria di Gardner in classe. 

Le otto intelligenze di Gardner

Secondo Gardner, tutti noi possiamo avere queste intelligenze, ma il nostro profilo può differire individualmente in base alla genetica o all’esperienza maturata. Ogni persona possiede ogni intelligenza in una certa misura, ma c’è sempre un’intelligenza primaria, o più dominante.

Gardner suggerisce anche che potrebbero esserci altre intelligenze “candidate” – come l’intelligenza spirituale, l’intelligenza esistenziale e l’intelligenza morale – ma non crede che soddisfino i suoi criteri di inclusione originali.

Intelligenza spaziale

L’intelligenza spaziale è la capacità di pensare in tre dimensioni. Le capacità principali includono il ragionamento spaziale, la manipolazione delle immagini, le abilità grafiche e artistiche e un’immaginazione attiva. Marinai, piloti, scultori, pittori e architetti mostrano tutti un’intelligenza spaziale. I giovani adulti con questo tipo di intelligenza possono essere affascinati da labirinti o puzzle, o trascorrere il tempo libero disegnando o sognando ad occhi aperti.

Intelligenza linguistico-verbale

Le persone che hanno una forte intelligenza linguistico-verbale sono in grado di usare bene le parole, sia durante la scrittura che nell’espressione parlata. Questi individui sono generalmente molto bravi a scrivere storie, memorizzare informazioni e leggere. L’intelligenza linguistica è la competenza umana più ampiamente condivisa ed è evidente in poeti, romanzieri, giornalisti e oratori pubblici efficaci.

Intelligenza logico-matematica

L’intelligenza logico-matematica è la capacità di calcolare, quantificare, considerare proposizioni e ipotesi ed eseguire operazioni matematiche complete. Ci permette di percepire relazioni e connessioni e di usare il pensiero astratto e simbolico; capacità di ragionamento sequenziale; e modelli di pensiero induttivo e deduttivo. L’intelligenza logica è generalmente ben sviluppata in matematici, scienziati e investigatori e può essere individuata nei giovani che sono interessati a schemi, categorie e relazioni. Sono attratti da problemi aritmetici, giochi di strategia ed esperimenti.

Intelligenza corporeo-cinestetica

Si dice che coloro che hanno un’elevata intelligenza cinestesica corporea siano bravi nel movimento del corpo, nell’esecuzione di azioni e nel controllo fisico. Le persone che sono forti in quest’area tendono ad avere un’eccellente coordinazione occhio-mano e destrezza: è il caso di atleti, ballerini, chirurghi e artigiani.

Intelligenza musicale

L’intelligenza musicale è la capacità di discernere altezza, ritmo, timbro e tono. Questa intelligenza ci consente di riconoscere suoni e note, creare e riprodurre musica, come dimostrato da compositori, direttori d’orchestra, musicisti, vocalist e ascoltatori sensibili. È interessante notare che spesso c’è una connessione affettiva tra la musica e le emozioni; e le intelligenze matematiche e musicali possono condividere processi di pensiero comuni. Le persone con questo tipo di intelligenza dimostrano un forte apprezzamento verso la musica e spesso sono brave nella composizione e nell’esecuzione musicale.

Intelligenza sociale

L’intelligenza sociale, o interpersonale, è la capacità di comprendere e interagire efficacemente con gli altri. Implica un’efficace comunicazione verbale e non verbale, la capacità di notare le specificità dell’individuo, la sensibilità agli stati d’animo e ai temperamenti degli altri e la capacità di intrattenere prospettive multiple. Insegnanti, assistenti sociali, attori e politici mostrano tutti intelligenza interpersonale. Le persone con questo tipo di intelligenza sono abili nel valutare le emozioni, le motivazioni, i desideri e le intenzioni di coloro che li circondano. 

Intelligenza introspettiva

Gli individui che spiccano nell’intelligenza introspettiva hanno consapevolezza dei propri stati emotivi, sentimenti e motivazioni. L’intelligenza intra-personale implica non solo un apprezzamento del sé, ma anche della condizione umana. È evidente in psicologi, leader spirituali e filosofi.

Intelligenza naturalistica

L’intelligenza naturalistica è l’aggiunta più recente alla teoria di Gardner e ha incontrato più resistenza delle sue sette intelligenze originali. Secondo Gardner, gli individui con questa intelligenza sono più in sintonia con la natura e si distinguono per l’interesse nei confronti dell’ambiente e di altre specie. 

L’importanza delle intelligenze multiple nell’apprendimento

Le diverse intelligenze teorizzate da Gardner si riflettono in altrettanti modi di apprendere, che si riflettono in molti aspetti della vita quotidiana, dalla scuola al lavoro.

Mentre alcune persone possono apprendere facilmente in un ambiente basato sulla linguistica (lettura e scrittura), altre danno il meglio attraverso l’apprendimento basato sulla logica matematica. Altre ancora beneficiano maggiormente dell’intelligenza cinestesica del corpo (imparare utilizzando le mani o altre parti del corpo).

Questa diversità, secondo Gardner, dovrebbe influire sul modo in cui le persone vengono istruite. Ha affermato che queste differenze “sfidano un sistema educativo che presume che tutti possano imparare gli stessi materiali allo stesso modo e che una misura uniforme e universale sia sufficiente per testare l’apprendimento degli studenti”. Non adottando metodi di insegnamento basati su intelligenze diverse, gli studenti spesso lasciano la scuola sentendosi “sottovalutati”.

Per Gardner, il sistema educativo è fortemente sbilanciato verso modalità linguistiche di istruzione e valutazione e, in misura minore, anche verso modalità logico-quantitative. L’ampio spettro di studenti, e forse la società nel suo insieme, potrebbe esprimere il suo massimo potenziale se le discipline potessero essere presentate in diversi modi e l’apprendimento potesse essere valutato attraverso una varietà di mezzi.

Nel 2010, Bas e Beyhan hanno presentato i risultati del loro studio sull’uso della teoria delle intelligenze multiple nell’apprendimento dell’inglese. Hanno stabilito che l’apprendimento basato sull’intelligenza multipla è più efficace in termini di livelli di rendimento degli studenti e del loro atteggiamento nei confronti dell’apprendimento. La loro ricerca supporta l’affermazione di Gardner che l’apprendimento basato sull’intelligenza multipla ha i suoi vantaggi sugli studenti.

Secondo la teoria espressa da Gardner, quando agli educatori viene data la libertà di allontanarsi dai metodi di insegnamento tradizionali basati sulla visualizzazione, avranno l’opportunità di raggiungere più studenti, in modo più efficace. Adottando modelli di apprendimento capaci di raggiungere più intelligenze, gli insegnanti troveranno gli studenti più produttivi, più ricettivi e disposti a impegnarsi maggiormente nel processo di apprendimento.

 

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Come scrivere una tesi compilativa in scienze dell’educazione: la guida completa

Ti sei iscritto a Scienze dell’educazione a Torino e stai per raggiungere l’agognato traguardo? La tesi non è solo il documento che sancisce il completamento della carriera accademica, ma è anche il biglietto da visita per il futuro percorso professionale.

Scrivere una tesi richiede perseveranza, determinazione e attenzione ai  minimi dettagli. Può sembrare demoralizzante pensare di dover scrivere un testo di centinaia di pagine e sottoporlo all’attenzione di studiosi da cui dipenderà la tua valutazione.

Tuttavia, affrontando il lavoro con la giusta consapevolezza, potrai dedicarti alla stesura della tesi senza corse o stress aggiuntivi. Leggi questa breve guida per sapere come organizzare la tua tesi compilativa in scienze dell’educazione e partire col piede giusto.

Cos’è una tesi compilativa?

A differenza della tesi sperimentale, la tesi compilativa prevede la raccolta e l’elaborazione di fonti e bibliografie in grandi volumi. I requisiti relativi ai singoli articoli, al loro numero e ai metodi di pubblicazione possono variare tra le diverse discipline.

Nell’elaborato lo studente porta avanti un determinato punto di vista sull’argomento, confrontando la letteratura presente sul tema. Nella sintesi da presentare alla commissione di laurea, dovrà argomentare la sua tesi in maniera chiara ed esaustiva.

Dove cominciare a scrivere la tesi?

Prima di prendere carta e penna, devi capire che ogni ateneo ha le sue esigenze a questo riguardo. Questo è il motivo per cui non esiste una risposta precisa a una domanda come “quanto dovrebbe essere lungo un elaborato di tesi?”. Alcune università ammettono documenti di tesi brevi anche di 30 pagine ma, se stai concludendo il tuo percorso di master o dottorato, la tesi dovrebbe essere lunga almeno 200 pagine.

Comunque i requisiti di lunghezza non sono rigidi: l’importante è che la tesi tratti l’argomento scelto in maniera completa ed esauriente. Dovresti consultare il tuo supervisore per avere consigli sulla lunghezza più appropriata.

È fondamentale iniziare il processo di scrittura degli articoli il prima possibile. Non è necessario enfatizzare eccessivamente la pianificazione o mirare ad avere uno schema perfetto della sua struttura prima di iniziare a scrivere.

Di seguito abbiamo raccolto dei suggerimenti riguardanti le varie fasi del processo di compilazione della tesi, con alcuni consigli pratici relativi alle diverse fasi.

  • Definire l’argomento di ricerca. Il lavoro verso la stesura di una tesi compilativa in scienze dell’educazione inizia con la definizione dell’argomento di ricerca. Annota un potenziale argomento o una serie di idee. Delinea i testi che riguardano la tua dissertazione, includi eventuali idee iniziali e problemi di ricerca. Non rimanere bloccato alla prima stesura. L’argomento può cambiare e essere ri-focalizzato durante il progetto di tesi. Non è necessario sapere tutto in anticipo. Scrivere una prima bozza probabilmente ti ispirerà con nuovi spunti.
  • Stendere lo schema della tesi. Un primo schema deve trattare tutti i punti da discutere nella tesi compilativa. Fissa un argomento principale e dividilo in sotto argomenti, che costituiranno i diversi capitoli e paragrafi del tuo elaborato.
  • Raccogliere la bibliografia. Non puoi stendere una prima bozza se prima non raccogli la letteratura riguardante l’argomento scelto. Tuttavia, non è pratico accatastare una grande pila di libri nell’angolo del tavolo. Piuttosto, seleziona del materiale pertinente, ad esempio 5-10 libri e 10-30 articoli scientifici: ciò ti aiuterà a familiarizzare con l’argomento e ad avere un primo livello di comprensione della tua ricerca. Chiedi consiglio al tuo supervisore e ai colleghi nella scelta dei libri e degli articoli.

La struttura della tesi

Ora proviamo a farci un’idea generale della struttura del documento della tesi. In effetti, le variazioni sono possibili, ma ecco le linee guida  generali.

Il frontespizio

Il frontespizio della tesi contiene tutte le informazioni chiave sul documento. Di solito include titolo della tesi, nome dello studente e facoltà e corso di laurea. A volte include anche il numero di matricola, il nome del supervisore e il logo dell’università.

Il tuo supervisione sarà in grado di dirti esattamente cosa dovrebbe essere incluso nel frontespizio e come dovrebbe essere formattato. Assicurati di verificare l’esistenza di eventuali linee guida specifiche per margini, spaziatura e dimensione del carattere.

Chi legge il frontespizio deve capire subito l’argomento della tesi, motivo per cui deve essere chiaro ed immediato. Una mossa intelligente è quella di scriverlo per ultimo poiché, avendo una visione globale più chiara, sarà più rappresentativo.

Indice

L’indice è di primaria importanza, soprattutto nelle tesi più corpose. Consente di avere una panoramica immediata degli argomenti trattati, con la relativa numerazione. Possiamo considerarlo come la mappa della tesi, fondamentale per l’orientamento di chi legge.

Abstract

Pur essendo facoltativo, l’abstract è una componente importante di una tesi compilativa. Presentato all’inizio della tesi, si può intendere come la prima descrizione sostanziale del tuo lavoro letta da un esaminatore esterno.

L’abstract è un riassunto dell’intera tesi. Presenta tutti gli elementi principali del tuo lavoro in una forma altamente condensata. Un abstract spesso funziona, insieme al titolo della tesi, come testo a sé stante.

Introduzione

Una buona introduzione deve coinvolgere il lettore illustrandogli gli argomenti chiave della tesi. Qui si parla anche della motivazione che ha spinto alla scelta di quella tematica, dei metodi di ricerca adottati e delle eventuali difficoltà riscontrate in sede di stesura.

La durata dell’introduzione dipenderà dalla lunghezza dell’intera tesi. Di solito, un’introduzione costituisce circa il 10% del conteggio totale delle parole.

Il corpo del testo

È il cuore della tesi, suddiviso in capitoli e paragrafi. Il numero dei capitoli varia in base all’argomento trattato e alla tipologia di tesi scelta.

La conclusione

Questa parte dovrà principalmente rispondere alle domande poste nell’introduzione.

Sebbene tu possa incoraggiare i lettori a mettere in discussione le loro opinioni e riflettere sul tuo argomento, non dovresti lasciare questioni in sospeso. Assicurati di aver concluso tutti gli interrogativi e spiega perché la tua tesi è importante per il suo campo di ricerca.

La bibliografia e la sitografia

A fine tesi è importante raggruppare ed elencare tutte le fonti utilizzate nella stesura dell’elaborato. Scrivi sempre tutte le fonti che consulti, siano esse scritte (documenti, libri, articoli di giornale, riviste) oppure digitali.

I ringraziamenti

Scrivere riconoscimenti per la tesi è, probabilmente, una delle parti meno impegnative della scrittura della tua tesi.

Nella maggior parte dei casi, non ci sono regole particolari su come scrivere questa sezione. Tuttavia, assicurati di menzionare le organizzazioni e le persone che hanno attivamente supportato la tua ricerca, anche tramite consulenza accademica. È una buona idea spendere qualche parola sul tuo supervisore; anche menzionare i parenti e gli amici che ti hanno sostenuto in questo percorso è un’ottima idea.

Verifica i requisiti previsti per la posizione della sezione dei riconoscimenti. Alcuni atenei consigliano di posizionarla subito dopo l’abstract, mentre c’è chi suggerisce di scriverla dopo la conclusione.

Studiare Scienze dell’educazione con Unicusano

Se laurearti in scienze dell’educazione è il tuo sogno, puoi realizzarlo con i corsi online messi a disposizione da Unicusano. Corsi triennali, specialistici e master di I e II livello, frequentabili comodamente a distanza da qualsiasi tipo di dispositivo dotato di connessione rete.

Grazie alla modalità e-learning qualsiasi iscritto potrà seguire le lezioni da casa, scaricare il materiale didattico digitale e richiedere il supporto del tutor. La didattica Unicusano è sviluppata su misura dello studente, per dar modo anche a lavoratori e studenti impegnati di conseguire il titolo di studio.

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Come avere nuove idee ogni giorno: come “esercitare” la mente

È vero che un flusso costante di idee è importante per chiunque lavori nel settore creativo, ma si tratta di un livello difficile da mantenere. Non solo i clienti richiedono nuovi progetti, soluzioni e proposte, ma la maggior parte dei professionisti desidera avere idee innovative e uno spirito creativo sempre vivo.

La verità è che, indipendentemente da quanto si è esperti, il blocco creativo può capitare a chiunque. E può essere una situazione straziante per chiunque abbia mezzi di sussistenza dipendenti dalla propria intelligenza e creatività. Ma, in verità, il blocco dello scrittore o dell’artista può essere facilmente superato.

La misura in cui incorpori determinate abitudini nella tua vita determina in definitiva la qualità delle tue idee. Non è magia, è impegno. Ecco le strategie per esercitare la tua mente a generare idee preziose.

Le strategie per stimolare il flusso di idee

Finora, la scienza non ha davvero determinato esattamente cosa succede nel nostro cervello durante il processo creativo, dal momento che si attivano diversi processi cerebrali.

La cosa più strana del processo di generazione delle idee è che sembra esserci una convinzione diffusa che si tratti di una sorta di processo mistico, riservato solo a artisti del genere “visionari” e scienziati pazzi. C’è questa idea secondo cui queste persone siano le uniche a poter elaborare grandi idee in modo coerente, e anche allora, solo dopo aver atteso “l’ispirazione”. Questa convinzione è sostenuta nonostante molti abbiano affermato di lavorare duramente alla produzione di idee.

La buona notizia è che coltivare idee è fortunatamente un processo alla portata di chiunque. Diamo un’occhiata a ciò che serve per innescare la generazione di idee nel nostro cervello.

Crea nuove connessioni

Un modo per generare nuove idee è creare connessioni nuove e inaspettate. Alcune delle idee migliori sembrano accadere quasi per caso: vedi o senti qualcosa di non inerente alla situazione che stai cercando di risolvere e una lampadina si accende nella tua testa!

Ad esempio, l’architetto Mick Pearce ha sviluppato un innovativo sistema di controllo climatico osservando i tumuli realizzati dalle termiti, capaci di mantenere all’interno l’umidità a prescindere dalle temperature ambientali.

Prova alcune delle seguenti strategie per creare connessioni creative:

  • Parole casuali. Scegli una parola a caso da un qualsiasi documento, quindi cerca nuove associazioni tra quella parola e il tuo problema.
  • Immagini casuali. Le immagini possono essere un ottimo modo per ispirare il pensiero creativo. Scegli qualsiasi immagine, trova una connessione con il tuo problema e annota tutte le nuove possibilità che si aprono. Un’immagine di una sequoia gigante, ad esempio, potrebbe suggerire nuovi modi per organizzare il team all’interno della tua azienda.
  • Oggetti di uso comune. Nuove idee possono sorgere anche da oggetti di uso quotidiano. Chiediti: “In che modo questo oggetto è come il problema che stiamo cercando di risolvere?” o “Come possiamo usare questo oggetto per affrontare la nostra sfida?”. Una spillatrice, ad esempio, potrebbe spingerti a considerare se le persone nel tuo team si stanno disconnettendo. Forse potresti creare un nuovo canale di comunicazione per “fissarli” insieme?.

Prova prospettive diverse

Puoi aggiungere ulteriore dinamismo al tuo pensiero facendo un passo indietro rispetto al tuo solito punto di vista e visualizzando un problema attraverso “occhi nuovi”. Potrai avere una visione sorprendentemente diversa del problema parlando con qualcuno di un diverso background o esperienze di vita.

Oppure, prova a giocare al gioco del “Se fossi”. Chiediti, come affronteresti questa sfida se fosse un atleta o un imprenditore di successo.

Identifica le caratteristiche distintive di quella persona e usale per affrontare la sfida. L’imprenditore, ad esempio, potrebbe correre rischi maggiori, mentre l’atleta si concentrerebbe sul raggiungimento del successo attraverso un allenamento intensivo.

Tieni traccia delle tue idee

Va bene avere idee, ma quelle idee possono svanire dalla tua testa non appena ti distrai. Se non puoi vantare una buona memoria, scrivi le cose. Ora che gli smartphone sono onnipresenti, non c’è più la scusa di non avere a portata di mano carta e penna.

Puoi utilizzare una qualsiasi miriade di app progettate per aiutarti a tenere traccia delle idee, come Evernote, Note o Keep. Capita di avere buone idee proprio durante un pisolino, solo per dimenticarle completamente la mattina dopo (o peggio – ricordare di aver avuto una grande idea ma non sapere quale fosse).

Non è sufficiente raccogliere idee, è necessario implementarle anche in qualche modo. Siediti ogni settimana o mese per esaminare le idee che hai raccolto e passarle al setaccio, tralasciando quelle per le quali non hai tempo e concentrandoti su quelle che puoi attuare.

Tutti questi metodi richiedono un impegno di tempo ed energia, ma questa è la chiave per avere grandi idee. Devi dare al tuo cervello il tempo e lo spazio per lavorare per te.

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I 3 lavori innovativi per laureati in economia

Una laurea in economia può aumentare le tue prospettive occupazionali in molte aree, indipendentemente dal settore in cui ti sei formato. Le capacità analitiche e di risoluzione dei problemi sviluppate dagli studenti di economia sono richieste in campi ampi e diversificati.

Ci sono poi lavori ancora poco conosciuti in Italia, ma che stanno prendendo sempre più piede nelle aziende. Di seguito abbiamo elencato 3 lavori innovativi che i giovani laureati in economica dovrebbero prendere in considerazione.

Attuario

Questa professione, ancora poco conosciuta in Italia, può essere considerata una delle più interessanti e richieste nel mondo del lavoro, in particolare nel settore assicurativo, finanziario e previdenziale. L’attuario si occupa di valutare l’andamento futuro di variabili demografiche ed economico-finanziarie, prevedendo la realtà nel breve, medio e lungo periodo.

Utilizzando la matematica, il calcolo delle probabilità, la statistica e la finanza, l’attuario fornisce report ed escogita strategie su come ridurre i rischi finanziari. Per far questo, deve considerare un gran numero di variabili quando analizza i profili di rischio per stabilire un modello redditizio per le polizze assicurative.

La maggior parte dei ruoli in questo campo ricade nell’ambito delle pensioni e delle assicurazioni, ma anche nel settore bancario, finanziario e sanitario.

Analista finanziario

L’analista finanziario, anche chiamato consulente di gestione, analizza i problemi aziendali e ricerca possibili soluzioni da presentare ai clienti. Fornisce consulenza ai manager su come rendere le organizzazioni più redditizie attraverso costi ridotti e maggiori entrate.

Per capire su quali aspetti intervenire, l’analista finanziario deve consultare il personale e condurre osservazioni in loco, analizzare i dati finanziari e di altro tipo, inclusi rapporti su entrate, spese e occupazione. Può quindi sviluppare soluzioni o pratiche alternative, raccomandare nuovi sistemi, procedure o modifiche organizzative.

Il lavoro degli analisti di gestione può variare da progetto a progetto. Alcuni progetti richiedono un team di analisti, ognuno specializzato in un’area. Su altri progetti, gli analisti lavorano in modo indipendente con i manager dell’organizzazione.

Gli analisti di gestione spesso si specializzano in determinate aree, come il controllo dell’inventario o la riorganizzazione delle strutture aziendali. Alcuni si concentrano su un settore specifico, come l’assistenza sanitaria o le telecomunicazioni.

HR Manager

L’HR manager, o manager in risorse umane, supervisiona il dipartimento delle risorse umane, facendo da tramite tra la direzione di un’organizzazione ed i suoi dipendenti.

Le responsabilità lavorative dell’HR manager sono molto variegate. Innanzitutto, deve sviluppare e amministrare piani e procedure relativi al personale dell’azienda. Si occupa anche di fissare gli obiettivi del dipartimento, supervisionare l’amministrazione generale, condurre indagini salariale, sviluppare e analizzare il budget dell’azienda e raccomandare nuove politiche, approcci e procedure.

Sebbene nelle organizzazioni più piccole i gestori delle risorse umane possano essere responsabili di tutti i compiti sopra menzionati, questi professionisti delle risorse umane nelle aziende più grandi possono avere compiti più specializzati.

Se desideri specializzarti in queste nuove professioni, la facoltà di economia a Torino fornisce un livello formativo al passo con il mercato del lavoro, con la possibilità di seguire le lezioni in sede oppure a distanza.

 

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Come smettere di rimandare sempre? 3 consigli da seguire

Ti ritrovi a rimandare ripetutamente gli impegni quotidiani? Tendi a dire: “Ho molto tempo, quindi posso farlo in seguito”? Non incolpare te stesso per essere pigro, la questione non riguarda la pigrizia. Si tratta infatti di procrastinazione – un disturbo psicologicamente approvato, che ostacola il raggiungimento dei tuoi obiettivi professionali e personali e ti intrappola in un circolo vizioso di fallimento e rancore.

La parola deriva dal latino e significa letteralmente “rimandare qualcosa a domani”. In breve si tratta di “rimandare, ritardare un compito o una decisione”. Per molti psicologi si tratta di un comportamento irrazionale perché, quando procrastiniamo, facciamo qualcosa contro i nostri interessi e il nostro benessere. Puoi decidere di approfondire questa tematica intraprendendo un corso di laurea in psicologia a Torino. Sul momento, puoi invece mettere in pratica alcuni semplici passaggi che ti permettono di prendere coscienza del problema ed iniziare ad affrontarlo.

Pianifica tutto

Pianifica tutto, anche le attività non legate allo studio o al lavoro. Assegna a ciascuna voce del tuo elenco una fascia oraria molto specifica. Avere un orario di inizio e di fine ti dà un obiettivo molto preciso su cui lavorare, piuttosto che sentirti come se stessi andando a caso. Questo aiuta ad evitare la procrastinazione, che è spesso la conseguenza di sentirsi sopraffatti da una lunga lista di compiti che pensiamo di non riuscire mai ad ultimare!

Dividi il tuo compito in più parti

I procrastinatori tendono a stilare piani enormi, per avere la scusa di non poter riuscire a far nulla. Scomponi il tuo compito in parti piccole e cerca di organizzarle dalla più difficile alla più semplice. Per trovare il giusto slancio, dedicati a fasi crescenti di tempo, dedicandoti inizialmente 10 minuti a quel lavoro che rimandi da tanto. Con il tempo, troverai l’entusiasmo per continuare oltre il tuo impegno iniziale.

Sbarazzati delle distrazioni

Riduci le distrazioni sulla tua scrivania al minimo e concentrati solo sulle tue attività. Ignora Facebook e le notifiche che ricevi e trasformale in premi. Concediti di utilizzare il telefono o altri dispositivi solo quando completi una parte dell’attività. Sforzati di rendere divertente ogni piccola attività. Vuoi iniziare a pulire il tuo armadio? Metti la tua canzone preferita mentre affronti il primo scaffale. Premiati con una sorpresa quando invii quella proposta al tuo cliente.

In ultimo, impara a perdonarti e ad apprezzare i piccoli risultati. Non essere duro con te stesso se all’inizio perdi un piccolo impegno. Un’eccessiva autocritica può scatenare un ciclo infinito di rancore, aumentando la tua tendenza a procrastinare. Quindi, non ti sei svegliato presto oggi? Non dargli troppo peso. Ogni volta che ti svegli presto, congratulati con te stesso e metti un grande segno di spunta sul tuo calendario.

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Business planning: le 5 cose da sapere

Ogni impresa deve avere un piano aziendale scritto. Che si tratti di fornire indicazioni riguardanti la gestione o l’organizzazione, o le tecniche per trovare investitori, un piano aziendale è vitale per il successo di un’organizzazione. Ma come si scrive un business plan?

Realizzare un Business Plan: cosa non dovrebbe mai mancare

Un business plan è un documento scritto che descrive la natura del business, la strategia di vendita e di marketing, e lo sfondo finanziario, con una previsione del profitto e delle perdite.

Ogni imprenditore e startup ha bisogno di un business plan. Prima di decidere esattamente che aspetto ha e come crearlo, ci sono alcuni aspetti da tenere in considerazione.

    • Partire con la ricerca. Per scrivere il piano perfetto, devi conoscere intimamente la tua azienda, il tuo prodotto, la tua concorrenza e il mercato. In altre parole, è tua responsabilità sapere tutto ciò che puoi sulla tua attività e sul settore in cui stai entrando. Leggi tutto quello che puoi sul tuo business e analizza il tuo target.
    • Creare un profilo aziendale. Il profilo della tua azienda include la storia della tua organizzazione, quali prodotti o servizi offri, il tuo mercato e pubblico target, le tue risorse, come risolverai un problema e ciò che rende unica la tua attività. I profili aziendali si trovano spesso sul sito Web ufficiale dell’azienda e vengono utilizzati per attirare possibili clienti e talenti.
    • Predisporre un piano di marketing strategico. Un ottimo business plan includerà sempre un piano di marketing strategico e aggressivo, con diversi obiettivi di marketing e le tecniche per raggiungerli. Naturalmente, il raggiungimento degli obiettivi di marketing avrà dei costi, per questo bisogna prevedere un budget per ogni attività pianificata.
    • Adattarlo al pubblico. I potenziali lettori di un piano aziendale sono un gruppo variegato, che va dai banchieri e venture capitalist ai dipendenti. Se conosci i loro interessi in anticipo, puoi essere sicuro di prenderli in considerazione quando prepari un piano per quel particolare pubblico.
    • Mostrare interesse. Indipendentemente dal fatto che tu stia condividendo il tuo piano con un investitore, un cliente o un membro del team, il tuo piano deve dimostrare che sei appassionato e dedicato all’attività. Potresti discutere degli errori che hai appreso, elencare i problemi che speri di risolvere, descrivere i tuoi valori e stabilire ciò che ti distingue dalla concorrenza. Spiegando perché ti preoccupi della tua attività, crei una connessione emotiva con gli altri in modo che possano supportare la tua organizzazione in futuro.

Se ti senti portato per l’area manageriale e desideri approfondire la tua preparazione in campo economico e finanziario, la Facoltà di Economia e Commercio a Torino fornisce tutte le risorse per entrare in un mondo del lavoro sempre più competitivo e globalizzato.

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Come scegliere il master per infermieri a Torino?

Come per molte lauree mediche, la professione infermieristica vanta grandi possibilità occupazionali per i giovani laureati. Si tratta infatti di una professione richiesta, indispensabile e duratura.

Specializzarsi ulteriormente in questo settore, permette di acquisire competenze ancora più specifiche, spendibili a proprio vantaggio nel mondo del lavoro. Per questo molti giovani, dopo aver conseguito il titolo di studio, preferiscono intraprendere un master di specializzazione in infermieristica.

Intraprendere il master di infermieristica a Torino

Torino è tra le città di punta del nord Italia per quanto riguarda l’assistenza specialistica e ambulatoriale e i servizi di urgenza di Pronto Soccorso. Molte sono le figure professionali richieste nel settore, che possono trovare importanti possibilità di affermazione nelle aziende sanitarie locali, nelle aziende ospedaliere e nelle aziende ospedaliero-universitarie.

Se tante sono le richieste, non è da meno la concorrenza tra i giovani che decidono di intraprendere un percorso accademico in questo campo. Per questo motivo, specializzarsi è di fondamentale importanza per chi vuole perfezionare le capacità già acquisite nel corso del proprio precedente percorso di studi o durante il proprio iter professionale.

Diversi i master in infermieristica che è possibile intraprendere a Torino, inerenti varie specializzazioni. Ma come scegliere quello più adatto alle proprie esigenze? Ci sono diversi parametri da prendere in considerazione:

  • Obbligo di frequenza. In media, tutti gli atenei stabiliscono un obbligo minimo di frequenza per poter seguire le lezioni direttamente in sede. Verifica l’ammontare delle ore per la frequenza obbligatoria, soprattutto se hai impegni lavorativi e familiari. In quest’ultimo caso, affidarti ad un’università online, può essere una soluzione più adatta per gestire la propria vita accademica con maggiore flessibilità, perché è possibile seguire le lezioni direttamente da casa in qualsiasi momento della giornata.
  • Durata del master. In genere, la maggior parte dei master ha la durata di un anno, o stabilisce la copertura di 1500 ore, da ripartire in lezioni, esercitazioni, seminari, attività pratiche o di laboratorio approfondimento personale e stage. Esistono anche master della durata maggiore, che offrono più o meno flessibilità, per questo è bene informarsi in anticipo in base alle proprie esigenze.
  • Attività di formazione. La formazione inizia sul campo. Per questo è preferibile scegliere un master in infermieristica arricchito da attività di tirocinio e project work con cui mettere in pratica l’attività didattica e di studio. L’esperienza sul campo potrà poi anche essere riconosciuta dalla commissione scientifica per avere diritto ad un certificato di servizio.

Il superamento della prova finale, che consiste nella discussione di un project work davanti a una commissione appositamente istituita, permette di conseguire un titolo di alta formazione e perfezionamento scientifico, pensato per i professionisti che vogliono aggiornarsi o riqualificarsi.

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Cos’è la terapia cognitivo comportamentale?

La terapia cognitivo comportamentale può essere uno strumento molto utile – da solo o in combinazione con altre terapie – nel trattamento dei disturbi della salute mentale.

Tuttavia, può rivelarsi fruttuoso anche per chiunque voglia imparare a gestire meglio le situazioni di vita stressanti.

La terapia cognitivo comportamentale aiuta infatti a prendere coscienza di pensieri inesatti o negativi in ​​modo da poter visualizzare le situazioni difficili in modo più chiaro e reagire a queste in modo più efficace.

Cos’è la terapia cognitivo comportamentale?

La terapia cognitivo comportamentale viene utilizzata per trattare una vasta gamma di problemi. È il tipo di psicoterapia più usato perché può aiutare rapidamente a identificare e affrontare sfide specifiche. In genere richiede meno sessioni rispetto ad altri tipi di terapia e viene eseguita in modo strutturato.

La terapia cognitivo comportamentale è uno strumento utile per affrontare le sfide emotive. Ad esempio, può aiutare a:

  • Gestire i sintomi della malattia mentale;
  • Prevenire una ricaduta dei sintomi della malattia mentale;
  • Trattare una malattia mentale quando i farmaci non sono una buona opzione;
  • Apprendere le tecniche per affrontare situazioni di vita stressanti;
  • Individuare i modi corretti per gestire le emozioni;
  • Risolvere i conflitti relazionali e imparare modi migliori di comunicare;
  • Affrontare il dolore derivante dalla perdita e superare il trauma emotivo legato all’abuso o alla violenza.

I disturbi di salute mentale che possono migliorare con la CBT includono: depressione, disturbi d’ansia, fobie, disordini del sonno, problemi alimentari, disturbi ossessivi compulsivi, disturbi bipolari, schizofrenia e disturbi sessuali.

In alcuni casi, la CBT è più efficace quando è combinata con altri trattamenti, come antidepressivi o altri farmaci.

Gli esercizi della terapia cognitivo comportamentale

La terapia comportamentale cognitiva implica più che sedersi e parlare di ciò che viene in mente. Questo approccio strutturato mantiene il terapeuta e la persona in trattamento concentrati sugli obiettivi di ciascuna sessione. La persona in terapia beneficia di una relazione collaborativa e può tranquillamente esprimere i propri problemi personali senza paura di essere giudicata. Il terapeuta guida il paziente nel suo percorso, ma non dice mai alla persona in terapia cosa fare.

Le tecniche di CBT incorporano diversi strumenti terapeutici. Questi strumenti aiutano le persone in terapia a valutare i loro modelli e stati emotivi. I terapisti della terapia cognitivo comportamentale, possono utilizzare tecniche comuni come:

  • Scrivere sul diario;
  • Sfidare le credenze negative;
  • Esercizi di consapevolezza;
  • Pratiche di rilassamento;
  • Esercizi sociali, fisici e di pensiero, per aiutare a prendere coscienza dei propri schemi emotivi e comportamentali.

La persona coinvolta nel trattamento porta avanti questi compiti anche al di fuori dell’orario previsto per la terapia. Deve infatti imparare ad affrontare queste sfide in autonomia per imparare a sviluppare credenze e comportamenti più positivi.

L’università di psicologia di Torino offre un percorso accademico per approfondire le più disparate tecniche in ambito psicologico, tra cui anche la terapia cognitivo comportamentale.

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Analisi di mercato: cos’è e come si fa

Hai un’idea di business che vorresti realizzare e vuoi che la tua azienda ottenga massimi risultati con la giusta analisi di mercato?
Se opportunamente eseguita, un’indagine di mercato ti permette di analizzare un determinato mercato e di capirne l’effettiva attrattività da un punto di vista economico.

Se ti stai chiedendo nello specifico un’analisi di mercato cos’è, devi sapere che essa raccoglie e analizza le informazioni utili all’andamento dell’operato dell’azienda sul mercato di riferimento. In altre parole essa esamina le necessità e i bisogni dei consumatori e individua le principali caratteristiche del mercato di riferimento ideale per la tua attività.

Contrariamente a quanto si pensa non è necessario investire alte somme di denaro per ottenere risultati. I piccoli imprenditori riescono a individuare il loro mercato di riferimento grazie a delle analisi mirate che richiedono bassi investimenti.

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